Ci saranno sempre madri che uccidono i figli, figli che uccidono i padri, fratelli che uccidono fratelli, ci sarà sempre la fame, la miseria, lo sfruttamento. E allora?
Il fatto che una cosa esista da sempre e probabilmente sempre esisterà non autorizza le nostre coscienze a calarsi nella fanghiglia dell'abitudine e della rassegnazione.
E' lecito manifestare il proprio dissenso nei confronti di quello che non condividiamo, quasi doveroso.
Se gli uomini lottassero solo per le cause possibili a questo mondo non resterebbe altro che la ragioneria, non ci sarebbe più posto per la poesia e non mi pare una bella prospettiva.
Togliere al moribondo la speranza di vivere ancora equivale a farlo morire due volte e noi, infondo, siamo già tutti moribondi.
E poi, personalmente, dovessi scegliere tra la compaglia d'un affermato ragioniere e quella d'un Don Chisciotte qualsiasi, preferirei di sicuro la seconda.
g.
Quelli di sinistra posano ghirlande sulle tombe dei partigiani,
quelli di destra le posano sulle croci bianche dei soldati americani.
Seconodo me, se i morti potessero parlare direbbero: "Ma chi me l'ha fatto fare?".
g.
Stiamo lavorando (teatro delle rose e delle ortiche) ad un nuovo spettacolo, si tratta di pezzi tratti da "Pappagalli verdi" di Gino Strada, un brano in particolar modo mi ha fatto immaginare cose che non riesco più a togliermi dagli occhi, ve lo riporto di seguito:
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Un vecchio afgano con i sandali rotti e infangati, e il turbante con la coda che scendeva fino alla cintura, stava accanto al figlio di sei anni nel pronto soccorso dell’ospedale di Quetta.
Il bambino si chiamava Khalil e aveva il volto e le mani, o quel che ne restava, coperti da abbondanti fasciature. Stava sdraiato, immobile, la camicia annerita dall’esplosione. Qualcuno aveva strappato una manica e ne aveva fatto un laccio, legato stretto sul braccio destro per fermare l’emorragia.
“È stato ferito da una mina giocattolo, quelle che i russi tirano sui nostri villaggi” disse Mubarak, l’infermiere che faceva anche da interprete, avvicinandosi con un catino di acqua e una spugna.
Non ci credo, è solo propaganda, ho pensato, osservando Mubarak che tagliava i vestiti e iniziava a lavare il torace del bambino, sfregando energicamente come se stesse strigliando un cavallo. Non si è neanche mosso, il bambino, non un lamento.
In sala operatoria ho tolto le bende: la mano destra non c’era più, sostituita da un’orrenda poltiglia simile a un cavolfiore bruciacchiato, tre dita della sinistra completamente spappolate.
Avrà preso in mano una granata, mi sono detto.
Sarebbero passati solo tre giorni, prima di ricevere in ospedale un caso analogo, ancora un bambino. All’uscita dalla sala operatoria Mubarak mi mostra un frammento di plastica verde scuro, bruciacchiato dall’esplosione.
“Guarda, questo è un pezzo di mina giocattolo, l’ hanno raccolta sul luogo dell’esplosione. I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi…” e si mette a disegnare la forma della mina: dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro. Sembra una farfalla più che un pappagallo, adesso posso collocare come in un puzzle il pezzo di plastica che ho in mano, è l’estremità dell’ala. “…Vengono giù a migliaia, lanciate dagli elicotteri a bassa quota. Chiedi ad Abdullah, l’autista dell’ospedale, uno dei bambini di suo fratello ne ha raccolta una l’anno scorso, ha perso due dita ed è rimasto cieco.”
Mine giocattolo, studiate per mutilare i bambini. Ho dovuto crederci, anche se ancora oggi ho difficoltà a capire…
Tre anni dopo ero in Perù. Quando me ne andai da Ayacucho, dopo mesi passati a organizzare il reparto di chirurgia, un amico peruviano, artista e poeta, mi ha regalato un retablo, una specie di presepe in gesso. Una scena di violenza e di lotta per il diritto alla terra.
Intorno alle figurine di contadini incatenati, trascinati via da militari con il passamontagna, tante spighe di grano, molto alte, dorate.
Sopra le spighe stormi di loros, pappagalli verdi col becco adunco e gli occhi rapaci. “Per i contadini di qui – mi disse Nestor spiegandomi il retablo – i pappagalli simboleggiano la violenza dei militari, hanno lo stesso colore delle loro uniformi. Arrivano, si prendono il raccolto, spesso uccidono, e se ne vanno via.”
Nestor mi raccontava la misera vita della gente di quella regione andina, le sofferenze e la rassegnazione, e la violenza sistematica. Allora gli ho detto di altri pappagalli verdi, che avevo conosciuto in Afghanistan.
Mine antiuomo di fabbricazione russa, modello PFM-1. Gli ho spiegato che le gettano sui villaggi, come fossero volantini pubblicitari che invitano a non perdere lo spettacolo domenicale del circo equestre.
E ho visto i suoi occhi increduli, come erano stati i miei, e le labbra aprirsi un poco in segno di sorpresa.
La forma della mina, con le due ali laterali, serve a farla volteggiare meglio. In altre parole, non cadono a picco quando vengono rilasciate dagli elicotteri, si comportano proprio come i volantini, si sparpagliano qua e là su un territorio molto più vasto. Sono fatte così per una ragione puramente tecnica – affermano i militari – non è corretto chiamarle mine giocattolo.
Ma a me non è mai successo, tra gli sventurati feriti da queste mine che mi è capitato di operare, di trovarne uno adulto. Neanche uno, in più di dieci anni, tutti rigorosamente bambini.
La mina non scoppia subito, spesso non si attiva se la si calpesta. Ci vuole un po’ di tempo – funziona, come dicono i manuali, per accumulo successivo di pressione. Bisogna prenderla, maneggiarla ripetutamente, schiacciarne le ali. Chi la raccoglie insomma, può portarsela a casa, mostrarla nel cortile agli amici incuriositi, che se la passano di mano in mano, ci giocano.
Poi esploderà. E qualcun altro farà la fine di Khalil.
Amputazione traumatica di una o di entrambe le mani, una vampata ustionante su tutto il torace e, molto spesso, la cecità. Insopportabile.
Ho visto troppo spesso bambini che si risvegliano dall’intervento chirurgico e si ritrovano senza una gamba, o senza un braccio. Hanno momenti di disperazione, poi, incredibilmente, si riprendono. Ma niente è insopportabile, per loro, come svegliarsi nel buio.
I pappagalli verdi li trascinano nel buio per sempre.
Dicevo queste cose a Nestor, seduti nel suo laboratorio pieno di quadri e sculture, e di figurine in gesso da colorare. Discorrevamo di guerra e di violenza, di repressione e di libertà, di diritti umani. Che cosa spinge la mente umana a immaginare, a programmare la violenza?
Mentre mi parlava delle tragedie della sua terra, del massacro dei contadini di Huanta che chiedevano solo che i loro figli potessero andare a scuola, avvertivo nelle sue parole, mescolate a un atavico pessimismo, la rabbia soffocata, il desiderio di ribellione.
Ma poi, inevitabilmente, il suo pensiero tornava ai pappagalli verdi, a quelli che scendevano dal cielo nel lontano Afghanistan. E allora Nestor scuoteva la testa, e la rabbia lasciava il posto alla tristezza, quella che riempie la mente quando non c’è più la possibilità di capire, quando è svanita la ragione ed è solo follia.
Così abbiamo immaginato – sapendo che era tutto maledettamente vero – un ingegnere efficiente e creativo, seduto alla scrivania a fare bozzetti, a disegnare la forma della PFM-1. E poi un chimico, a decidere i dettagli tecnici del meccanismo esplosivo, e infine un generale compiaciuto del progetto, e un politico che lo approva, e operai in un’officina che ne producono a migliaia, ogni giorno.
Non sono fantasmi, purtroppo, sono esseri umani: hanno una faccia come la nostra, una famiglia come l’abbiamo noi, dei figli. E probabilmente li accompagnano a scuola la mattina, li prendono per mano mentre attraversano la strada, ché non vadano nei pericoli, li ammoniscono a non farsi avvicinare da estranei, a non accettare caramelle o giocattoli da sconosciuti….
Poi se ne vanno in ufficio, a riprendere diligentemente il proprio lavoro, per essere sicuri che le mine funzionino a dovere, che altri bambini non si accorgano del trucco, che le raccolgano in tanti. Più bambini mutilati, meglio se anche ciechi, e più il nemico soffre, è terrorizzato, condannato a sfamare quegli infelici per il resto degli anni. Più bambini mutilati e ciechi, più il nemico è sconfitto, punito, umiliato.
E tutto ciò avviene dalle nostre parti, nel mondo civile, tra banche e grattacieli. Al confronto anche i loros, verdi pappagalli che infestano le Ande, sembrano meno feroci, verrebbe da dire più umani.
Non ho più saputo nulla di Mubarak, da sette anni. Ho incontrato molti Khalil in giro per il mondo, l’ultimo si chiama Thassim.
Non è afgano, è un ragazzo curdo di quindici anni, è cieco e senza mani. L’ho operato due settimane fa, uno strano intervento chirurgico che trasforma gli avambracci e li rende simili alle chele di un granchio, o a bastoncini cinesi, perché possa afferrare gli oggetti, mangiare da solo, fumarsi una sigaretta. Gli stiamo insegnando ad adattarsi alla nuova forma del suo corpo, a usare al meglio quel che è rimasto.
Thassim ha raccolto la sua mina, il suo maledetto pappagallo verde, vicino a Mawat, un villaggio di montagna circondato da boschi di querce, rese ancora più maestose dalla prima neve di novembre.
Lo guardo mentre cerca, per ora senza successo, di portarsi un cucchiaio alla bocca senza rovesciare la zuppa. È stanco, e un poco frustrato, per oggi non vuole più saperne di fare esercizi.
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Gino Strada
Pappagalli verdi
Cronache di un chirurgo di guerra
Iraq, uccisa l'attivista Usa dei risarcimenti contro l'esercito americano.
Muore a Baghdad per un attentato suicida l'attivista americana Marla Ruzicka. Con lei c'era anche un autista del posto e un cittadino ceco. La conferma arriva dall'ambasciata statunitense nella capitale irachena. La Ruzicka era in Iraq per tenere il conto dei morti tra la popolazione e aiutare i cittadini iracheni a chiedere i risarcimenti al governo americano per i "danni collaterali" provocati dal fuoco delle truppe Usa.
(L'Unità Online)
"To have a job where you can make things better for people?
That's a blessing.
Why would I do anything else?"
Marla Ruzicka

Ecco il link al suo sito >>>>
GIANLUCA, SCUSA SE SONO, FORSE, INOPPORTUNA MA.....
Papa: Cuba, Castro a messa nella cattedrale dell'Avana
L'AVANA - Fidel Castro ha assistito lunedì sera a una messa in suffragio del Papa celebrata dal cardinale Jaime Ortega nella cattedrale dell'Avana. In abito scuro, Castro ha assistito a tutta la funzione religiosa in compagnia del fratello minore Raul, numero due del regime. In precedenza, Fidel e Raul si erano recati nella Nunziatura apostolica all'Avana per firmare il libro delle condoglianze per la morte di Giovanni Paolo II.
Nelle ultime ore è circolata con insistenza a Cuba la voce secondo cui Castro si recherà alle esequie di Giovanni Paolo II in Vaticano. La notizia non ha trovato ancora conferme ufficiali ma è risaputo che Castro annuncia i propri viaggi all'estero con un preavviso molto ridotto per il timore di attentati.(ticino on line)

Gli uomini esercitano la propria attitudine al bene ed al male a seconda dei mezzi che hanno a disposizione, pertanto, non potendo estirpare il male dall'animo umano, non ci resta che eliminare le armi, le guerre rimarrebbero, ma sarebbero più umane.
La tecnologia ha cancellato l'onore deresponsabilizzando il guerriero che prima infilzava l'avversario combattendo corpo a corpo mentre oggi uccide il nemico schiacciando un bottone.
I primi carnefici sono i fabbricanti d'armi, i creatori delle tecnologie di distruzione di massa, i secondi carnefici sono tutti coloro che stringono un arma tra le mani, oppurela tengono sotto il cuscino, oppure custodita in una teca.
Dobbiamo disarmare il mondo, è ancora troppo infantile per saper maneggiare giocattoli così pericolosi.
Gianluca.
RISPOSTA AL POST DI WOLFSEGG IN "EROI NAZIONALI"
FRATELLO CARO,
SEI TROPPO INTELLIGENTE PER NON SAPERE CHE IN IRAQ GLI AMERICANI CI SONO ANDATI PER MOTIVI ECONOMICI E POLITICI E NON CERTO PER RIMUOVERE LA DITTATURA ED INSEDIARE LA DEMOCRAZIA.
QUANDO LA DITTATURA E' SCOMODA SI FANNO A PEZZI PER IMNPORRE LIBERTA' E DEMOCRAZIA, QUANDO INVECE LE DITTATURE FANNO COMODO, ALLORA LE SI INSEDIANO. IN CILE INFATTI C'ERA UN CERTO SALVADOR ALLENDE, PRESIDENTE DEMOCRATICAMENTE ELETTO DAL POPOLO, IL QUALE FACEVA UN PO TROPPO IL LIBERTARIO, COSI' HANNO ORGANIZZATO UN COLPUCCIO DI STATO, INSEDIATO PINOCHET CHE PER 17 ANNI HA FATTO LE PEGGIO COSE, E TUTTO QUESTO, COINCIDENZA DELLE COINCIDENZE, L'11 SETTEMBRE, CORREVA L'ANNO 1973, IO AVEVO CINQUE ANNI E PENSAVO AD ALTRO.
QUANDO INVECE NON CI SONO INTERESSI DI MEZZO, ANCHE SE MUOIONO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PERSONE, COME LA GUERRA CIVILE CHE NEL RUANDA CAUSO' NEL 1994 1.000.000 - UN MILIONE - DI MORTI, BEH, IN QUEL CASO NESSUNO SE NE FA SPECIE.
DICONO CHE SONO LI PER DIFENDERCI! MA DA CHI? NESSUNO CI HA DICHIARATO GUERRA, L'IRAQ E' STATO OCCUPATO DA FORZE MILITARI, BIN LADEN E' SOLO UN TERRORISTA (PERALTRO EX AMICO CARO DI BUSH), LA GUERRA L'ABBIAMO FATTA NOI, SENZA NEANCHE DICHIARARLA, SONO STATE ASSEDIATE CITTA' CON CENTINAIA DI MIGLIAIA DI CIVILI, CAZZO, UOMINI, DONNE, BAMBINI, VECCHI, SENZA LUCE, ACQUA, CIBO, ASSISTENZA, ABBIAMO SEMINATO MORTE E DISPERAZIONE, SE QUESTA E' LA LIBERTA' E LA DEMOCRAZIA, VIEN DA PENSARE CHE FORSE SONO MEGLIO LE DITTATURE.
IO SONO DISPIACIUTO PER UN CONNAZIONALE MORTO IN GUERRA E SICURAMENTE IN BUONA FEDE, MA QUANDO SI VA IN GUERRA SI SA CHE SI PUO' MORIRE, ERA UN VOLONTARIO, GUADAGNAVA ANCHE PARECCHIO, E' MORTO, MI DISPIACE, MA SONO INFINITAMENTE PIU' DISPIACIUTO PER LA MORTE DI CINQUANTA BAMBINI COLPITI DA UNA BOMBA INTELLIGENTE USA MENTRE ERANO A SCUOLA, QUESTO NON LO HANNO NEMMENO DETTO ALLA TV, HO VISTO LE FOTO SUL SITO DI AL JASEERA, RACCAPRICCIANTI.
QUESTO E' UN PAESE DI MERDA, QUEL SOLDATO NON E' UN EROE NAZIONALE.
GIANLUCA.
QUATTRO COLOMBE SON TORNATE DALL'INFERNO!